
E se mi si chiede quale steccato io abbia dolcemente composto
risponde così, acutamente, la parte più passionale di me
senza possibilità che venga infranto.
Musicista dialettico, e anacronistico, racconto a me stesso
Musicista dialettico, e anacronistico, racconto a me stesso
la realtà sotto nuove forme.
Dolci anafòre si susseguono nei miei excursus mentali,
perpetuando possibili e variegate catarsi.
Una sindrome e una veste da simulacro
che non commette passi, ma quasi virtuosamente
ascolta e nelle sue astrusità riflette.
Guardo in ogni dove, lanciando i miei dadi
e giocando col Fato,
s'assenta e non curandosi di responsi,
me ne affida le redini.
Non mi resta che, assorto nelle mie diagonali mentali,
non lasciar spazio ad esse, ma guardare e non udire,
ed udire e non guardare,
affinchè possa andare avanti da solo e senza perplessità.
Ora che lo steccato è stato miniato ad opera d'arte,
mi colloco dentro gurdando il mondo con quest'occhio,
nuovo e senza arbitrio proprio.